Il gioco delle tre poltrone: perché non faremo sconti
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Il gioco delle tre poltrone: perché non faremo sconti
Come capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Regionale, sento il dovere di ripercorrere con voi le tappe di questo scandalo e spiegarvi, passo dopo passo, le azioni che il PD ha intrapreso per difendere l’onorabilità del Piemonte.
Tutto ha inizio quando emerge una verità inquietante: alla fine del 2024, l’allora vicepresidente della Regione Elena Chiorino, il consigliere regionale Davide Zappalà e il sottosegretario Andrea Delmastro (tutti esponenti di spicco di Fratelli d’Italia) fondano a Biella la società “Le 5 Forchette srl”. Tra i soci, con il 50% delle quote, figura una ragazza appena diciottenne, figlia di Mauro Caroccia, un ristoratore romano che nel febbraio 2026 è stato condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa del clan camorristico dei Senese. Come se non bastasse, nessuno di questi esponenti politici ha mai dichiarato le proprie quote societarie nei documenti patrimoniali obbligatori per gli eletti.
Le nostre azioni: dal 16 marzo a oggi non siamo rimasti in silenzio
Da quando la notizia è deflagrata, intorno alla metà di marzo, come Partito Democratico ci siamo mossi immediatamente. Insieme al segretario regionale Domenico Rossi, abbiamo subito preteso risposte chiare: per quali ragioni esponenti del governo e della giunta hanno deciso di entrare in affari con la famiglia Caroccia? E perché nascondere queste quote?.
Abbiamo chiesto con forza che il Governatore Alberto Cirio e la stessa vicepresidente Chiorino venissero a riferire urgentemente in Aula. Ma la risposta della maggioranza è stata un muro di gomma.
La situazione è precipitata durante la seduta del Consiglio Regionale di questa settimana. Elena Chiorino ha disertato l’Aula. Il Presidente Cirio, in missione a Bruxelles, ha fatto leggere un biglietto al collega Vignale proponendo di confinare la discussione all’interno della commissione Legalità, un luogo chiuso al pubblico e ai giornalisti.
Noi non ci siamo stati. Come ho dichiarato in Aula, non ci spetta il giudizio penale, ma il fatto politico è gravissimo. Ritenendo questo atteggiamento una totale mancanza di rispetto verso i piemontesi, come opposizioni abbiamo abbandonato l’Aula e abbiamo depositato una mozione formale per chiedere il ritiro immediato delle deleghe a Lavoro e Istruzione e della carica di vicepresidente per Elena Chiorino.
Ma c’è stato un momento ancora più doloroso. In quel Consiglio si doveva tenere la cerimonia di commemorazione delle vittime innocenti delle mafie, con la lettura dei 1.117 nomi. Abbiamo chiesto di rinviare la cerimonia alla settimana successiva, dopo i necessari chiarimenti, per evitare che un momento di così alta unità diventasse un atto formale svuotato di coerenza. La maggioranza ha detto no. A quel punto abbiamo fatto una scelta forte ma necessaria: siamo usciti dall’Aula. Non potevamo fare da paravento a una cerimonia ipocrita, leggendo quei nomi sacri accanto a banchi occupati da chi era coinvolto in questa torbida vicenda societaria.
La farsa delle “dimissioni a metà”
Ieri, dopo che Andrea Delmastro si è dimesso dal suo incarico di governo a Roma, è arrivata la mossa che definire ridicola è un eufemismo. Elena Chiorino ha fatto un “mezzo passo indietro”: ha rinunciato alla carica di vicepresidente, ma ha mantenuto le pesantissime deleghe da assessora al Lavoro, all’Istruzione e alle Partecipate.
Voglio essere chiarissima su questo punto: la decisione assunta da Cirio e da Chiorino è inaccettabile e offende i piemontesi. Non possono esistere due pesi e due misure. Dopo i fatti gravi, le bugie e i silenzi di questi giorni, assistiamo al triste spettacolo di Chiorino che difende la sua poltrona e di Cirio che si preoccupa esclusivamente degli equilibri della sua maggioranza.
Entrambi dovrebbero anteporre l’onorabilità dell’istituzione agli interessi dei partiti. Rimuoverla da vicepresidente ma continuare a tenerla al governo della Regione per gestire crisi aziendali enormi e fondi strategici è una presa in giro, una farsa indegna.
Il Partito Democratico non arretrerà di un millimetro. Continueremo a chiedere le dimissioni totali di Elena Chiorino o la revoca di tutte le sue deleghe da parte di Cirio. Il Piemonte merita trasparenza, disciplina e onore. Noi non smetteremo di pretenderli.
Gianna Pentenero Presidente Gruppo PD, Consiglio Regionale del Piemonte
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