Intervista a Tullio Quaranta sul commercio a Torino

Incontriamo Tullio Quaranta, già direttore generale distribuzione organizzata e consigliere in confcooperative, per alcune riflessioni sul mondo del commercio a Torino

Può aiutarci a fotografare la situazione attuale del mondo del commercio a Torino? Può partire da qualche numero?

Partirei da un progetto molto impegnativo che, a mio avviso, può ben essere proiettato nell’ambito Torinese, quello che alcuni economisti definiscono l’uguaglianza di possibilità, e cioè la logica per cui le nuove generazioni debbano avere le stesse possibilità delle precedenti.

Chiaramente i temi fondamentali in questo contesto saranno la tutela ambientale e il riscaldamento climatico che passeranno anche attraverso lo sviluppo dell’energia rinnovabile, dei sistemi di trasporto, dell’innovazione tecnologica e della cura del territorio.

Nell’ambito di questi ultimi due argomenti possiamo intravedere un’ attività che riguarda il mondo del commercio in senso lato e che vorrei riprendere più avanti.

Ora vorrei parlare di alcuni numeri da cui partire.

A fine 2020 a Torino ci sono circa 220.000 imprese di cui il 24,5% rappresentano il settore commercio. Vuol dire che un quarto delle attività imprenditoriali della Città sono commercio.

Questo dato va letto dopo che nel 2020 la pandemia ha colpito in modo violento tutte le attività commerciali e non solo, con una riduzione drastica del lavoro degli uffici, degli artigiani, dei commercianti di settori diversi da quello alimentare, dei ristoranti, dei bar e degli alberghi (senza contare ricreazione, cultura, abbigliamento/calzature, istruzione).

Sapendo che anche il 2021 si presenta con ipotesi di cali congiunturali delle vendite al dettaglio decisamente importanti.

Quali le conseguenze?

La situazione sopra descritta ha generato una panoramica molto complessa ed in qualche modo ha modificato il nostro modo di vivere.

Ne è un chiaro esempio il forte aumento delle vendite tramite e-commerce, per chi è tecnologicamente più preparato, e le consegne a domicilio, che se da un lato hanno prodotto servizi utili al cittadino, dall’altro hanno parzialmente eroso posti di lavoro.

Sono aumentate le spese legate alla permanenza a casa seppur condizionate dalla riduzione dei redditi da lavoro sia dipendente, sia autonomo.

Diminuiscono i negozi nel centro cittadino e nei centri commerciali, mentre quelli che non sono riusciti a superare l’obbligo della chiusura sono costretti a cessare l’attività.

Per completare la rappresentazione della situazione bisogna aggiungere che, indipendentemente dalla pandemia, stiamo vivendo un periodo storico particolare in cui, fortunatamente, la popolazione invecchia e rappresenta una potenziale domanda di servizi compresi quelli legati al commercio.

Due numeri per valorizzare il concetto. Negli anni 60′ – 70′ si contava un over 65 per bambino, oggi gli over 65 sono 5 per ogni bambino. Indicativamente i consumi rappresentano quasi il 25% dei consumi totali delle famiglie.

Partendo da questo insieme su cosa dovrà impegnarsi la nuova amministrazione comunale? E quale collegamento potrà avere con quanto prospettato all’inizio del discorso?

Innanzitutto dovrà ripartire dalla cura del territorio, per evitare la desertificazione commerciale, ovvero dare sostegno alle attività colpite dal lockdown attraverso una spinta importante al mantenimento delle attività, anche laddove le problematiche nascono da affitti troppo onerosi.

In quest’ottica bisognerà proporre delle iniziative che tengano conto delle necessità della popolazione – anche quella più anziana – con una più decisa campagna legata alle consegne a domicilio, rispondendo così alle esigenze dei cittadini per salvaguare e creare una leva per l’occupazione.

E ancora, riconsegnare valore al commercio diffuso e di vicinato riconoscendo anche il ruolo sociale svolto da queste attività quando nelle aree più periferiche possono rappresentare un presidio per alleggerire le tensioni, coinvolgendo luoghi e persone.

In secondo luogo, bisognerà ripartire anche dall’innovazione tecnologica, in particolare aiutare il commercio di prossimità a immaginare strategie, ruoli, modelli allineati al nuovo contesto storico aiutando ad utilizzare il digitale per alzare il livello di competizione, evidenziando le peculiarità delle attività commerciali e delle vie commerciali.

Ritengo infine sia necessario valorizzare il mondo del commercio per renderlo protagonista dell’identità e dello sviluppo della città di Torino, con l’obiettivo di renderla viva, piacevole, attraente e vivibile.

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