Intervista a Mercedes Bresso

A Torino si apre una fase cruciale: l’auspicio è di mettere alle spalle la pandemia. I prossimi cinque anni sarà fondamentale mettere al centro sviluppo e lavoro.

Il comune non ha competenze specifiche, però il grande programma di investimenti del Recovery plan dovrebbe permetterci di creare nuovi posti di lavoro qualificati. E viene da noi proprio il suggerimento per Intel.

Occorre predisporre un nuovo Piano strategico ritagliando un ruolo per Torino nei due punti di forza del futuro: green economy e economia digitale. Ma anche nuovo automotive, farmaceutica e biotecnologie, oltre a potenziare l’agroindustria di qualità.

Per aumentare la forza attrattiva occorre riprendere i contatti con la Francia vicina e con la Liguria (per la logistica). Torino non è in alto a sinistra ma è la Regione più Europea aperta all’Europa e al mondo come economia, ma ciò significa tornare a svolgere un ruolo internazionale.

Sfruttare le capacità del nostro sistema scolastico e universitario per essere un polo della formazione tecnica-scientifica, disperatamente carente nel nostro paese.

Quali potrebbero essere le leve per il bilancio dei prossimi anni?

È un tema scottante, perché i conti sono in difficoltà, anche se non vi è dubbio che gli investimenti fatti in passato abbiano cambiato il volto di ampie zone della città. Purtroppo Torino è sempre stata trascurata dallo Stato e quindi, a parte i fondi olimpici, si è dovuta arrangiare da sola.

Adesso però va riportata al centro dell’interesse nazionale con forza e vanno ottenuti fondi importanti del Recovery Plan per completare la rinascita della città. Si vedano gli interventi sui trasporti, acqua ecc. e sulle periferie.

Il problema sono gli investimenti. Per le spese correnti ci sono ampie possibilità di riorganizzazione per risparmiare e aumentare le spese sociali e culturali.

Il piano regolatore è ancora attuale per lo sviluppo urbanistico della Città di Torino  dei prossimi anni?

Il piano regolatore attuale funziona ancora per le aree centrali e ex industriali da riqualificare. Va rivisto per affrontare il tema della riqualificazione delle periferie residenziali.

Servono: linee progettuali specifiche per ogni quartiere, coinvolgimento dei residenti, ma anche delle associazioni di categoria  commercianti artigiani, mondo della cultura). Le risorse possono venire dai diversi fondi UE ma anche da investimenti privati incentivati.

Su più linee: serve una creazione di centralità di quartiere (piazze con aree verdi, servizi, locali con dehors, spazi per giocare). Al riassetto degli spazi pubblici va unita la riqualificazione delle abitazioni, spesso costruite in fretta e di cattiva qualità.

Nelle periferie più antiche, come barriera di Milano, il verde e i servizi pubblici sono ancora più carenti e serve un progetto di grande qualità.

Il piano di quartiere dovrà essere presentato nel futuro centro con tabelloni illustrativi e discusso con residenti, potenziali investitori, gestori di locali.

E per quanto riguarda l’ambiente?

Torino si trova chiusa fra le Alpi e la collina, con scarso ricambio di vento. Gli inquinanti non vengono dispersi e si accumulano in atmosfera portandoci spesso fuori dalle norme europee (e da condizioni che non danneggino la salute).

Che fare? Anzitutto ricordare che molto inquinamento proviene dai Tir incolonnati sulla tangenziale e per questo il rimedio sarà la Tav e l’obbligo di salire sul treno per passare le Alpi (senza Tav è impossibile), oltre a futuri mezzi non inquinanti, anche se difficile, perché oggi sono tutti vecchi diesel.

Per le auto, le zone 30 ora riducono leggermente le emissioni, ma vanno spinti tutti coloro che possono andare a piedi, in bici, con i mezzi pubblici anche con incentivi e con auto elettriche anche in sharing. Non vanno dimenticate le persone anziane o disabili e le madri con figli: per loro servono regole diverse, che consentano l’uso dell’auto almeno nel caso di bisogno, o anche tariffe convenzionate per i taxi.

Importante anche aumentare i parcheggi di interscambio con mezzi pubblici per chi viene da fuori.

E ancora, incentivare lo Smart working parziale: due/ tre giorni a settimana e la differenziazione degli orari per ridurre le congestioni.

Usare i fondi del Next generation Ue per cappottare le case popolari e di edilizia convenzionata e la produzione di elettricità gratuita per gli affittuari.

Garantire la semplificazione nell’accesso ai fondi per l’efficienza energetica e l’autoproduzione di elettricità, per tutti gli edifici urbani e creare momenti di formazione per i tecnici che mancano disperatamente.

Infine, sarebbe utile lanciare  un programma con le scuole e le circoscrizioni per un grande piano che preveda di piantare alberi in quantità sufficiente per assorbire la CO2 in eccesso rispetto agli obiettivi UE.

Non nei grandi parchi, ma lungo tutte le strade non alberate, nei cortili, nelle piazzette, nei semplici incroci, ovunque ci siano spazi pubblici e privati. Il verde deve essere diffuso anche per mitigare le temperature elevate. Gli alberi possono essere messi a disposizione dai vivai pubblici, ma saranno i cittadini a piantarli e curarli.

Sull’ambiente servono scelte coraggiose, il trasporto pubblico va potenziato e contemporaneamente ne va incentivato l’utilizzo. Quali proposte, quindi, possono rispondere all’esigenza di sostenibilità?

Si potrebbe fare una proposta rivoluzionaria: trasporto pubblico gratuito per tutti!

I biglietti coprono, infatti, una bassa quota del costo.

Si potrebbe pensare ad una prima sperimentazione per i primi sei mesi, al fine di testare ed analizzare i risultati ottenuti, verificando come e in che misura cambierebbe il traffico con i trasporti urbani gratuiti.

Moltissimi passerebbero al mezzo pubblico, anche per la semplicità d’uso, oltre che per la gratuità.

Si potrebbero poi introdurre piccoli bus elettrici a fermata richiesta nelle zone centrali. E facilitare il carico scarico sui mezzi di biciclette, passeggini, sedie a rotelle e deambulatori.

Successivamente, se funziona, e si riducono statisticamente traffico e inquinamento, si può pensare ad un piano per affrontare i problemi economici.

L’allungamento della linea uno e la realizzazione della linea due sono fondamentali per promuovere una mobilità sostenibile?

È una parte essenziale della soluzione: per Torino servono due linee che si incrociano in centro e una linea circolare, oltre alla facile connessione con le stazioni ferroviarie.

Sulla raccolta rifiuti, quali passi in avanti si possono fare?

L’inceneritore attuale basta, se ne servisse un altro sarebbe per l’insieme dell’area metropolitana e della regione, quindi la localizzazione non sarebbe necessariamente a Torino. Per contro no a discariche per l’indifferenziata. Sono vietate dall’Ue.

Occorre migliorare e semplificare la raccolta differenziata e premiare chi raggiunge risultati migliori. (o almeno se aumenta la raccolta, diminuisce la tassa rifiuti).

In accordo con le aziende e i supermercati incentivare con un piccolo premio chi porta indietro lattine, bottiglie di plastica, batterie ecc.

Ciò che non può essere raccolto nei punti vendita può essere portato negli ecocentri che rilasceranno un buono per ricevere dei premi.

Lavorare con negozi e centri commerciali per ridurre le incredibili quantità di plastica: ci sono altri modi per garantire l’igiene.

L’acqua può essere un’altra fonte di energia?

Non è lontano il momento in cui avremo problemi di approvvigionamento, inoltre l’acqua del Po è cattiva.

Si era raggiunto un accordo con i sindaci della valle di Viù per la creazione di un lago artificiale, che avrebbe un enorme potenziale turistico e fornirebbe acqua eccezionale ed energia elettrica pulita. Ci si può riprovare?

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