Mentre altre Regioni italiane stanno compiendo passi concreti per garantire diritti, certezze e tutele ai cittadini e agli operatori sanitari, il Piemonte continua a rimanere fermo. Toscana, Sardegna e, da ultimo, Veneto stanno affrontando con responsabilità e chiarezza il tema del fine vita. La nostra Regione, invece, resta bloccata dall’incapacità della maggioranza di centrodestra di assumere una posizione chiara e di tradurre in norme ciò che la società piemontese chiede da tempo.
Quello del fine vita è un tema complesso, delicato, che coinvolge la dignità delle persone e il rispetto delle loro scelte nelle situazioni di sofferenza più estreme. Proprio per questo servono regole certe, percorsi trasparenti e strumenti che offrano sicurezza sia ai pazienti sia ai professionisti della sanità. Anche la Corte Costituzionale ha richiamato l’esigenza di una disciplina chiara, riconoscendo la legittimità delle iniziative legislative che vanno in questa direzione.
Di fronte a questa esigenza, la risposta della Giunta Cirio è stata ancora una volta insufficiente. Il documento inviato alle aziende sanitarie non rappresenta una regolamentazione né tantomeno linee guida operative. Si tratta di una semplice circolare esplicativa, che non risolve i problemi e non offre le indicazioni necessarie a garantire uniformità di comportamento sul territorio regionale.
Lasciare le ASL e gli operatori sanitari senza protocolli condivisi significa scaricare su di loro responsabilità enormi, costringendoli a muoversi in un quadro di incertezza. È una scelta che non aiuta nessuno: non i pazienti, non le loro famiglie, non chi lavora ogni giorno nella sanità pubblica.
Per questo il Piemonte deve smettere di perdere tempo. Servono decisioni politiche e serve il coraggio di affrontare il dibattito in Consiglio regionale senza continue fughe in avanti o rinvii. Il presidente Alberto Cirio e la sua maggioranza devono assumersi la responsabilità delle proprie scelte e consentire all’Aula di discutere e approvare una legge regionale che garantisca dignità, rispetto e certezze a chi vive condizioni di sofferenza estrema.
Su questioni così importanti non bastano gli equilibrismi burocratici. Le istituzioni hanno il dovere di dare risposte. E il Piemonte non può più permettersi di restare indietro.