Gianna Pentenero, assessore Pd in Piemonte, è rappresentante delle Regioni nel consiglio di amministrazione
dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive.

Alcune Regioni pongono problemi di rispetto delle competenze costituzionali da parte dell’Anpal. Cosa ne pensa? Qual è la prospettiva per evitare i confilitti?

«Come tutti i matrimoni, anche questo ha bisogno di un periodo di rodaggio per poter funzionare al meglio. La strada per evitare i conflitti passa necessariamente dallo scambio e dal dialogo reciproco.
Le Regioni, sin dall’inizio della discussione, hanno dato il loro contributo costruttivo sulla sperimentazione dell’assegno di ricollocazione. Si può però immaginare quanto possa essere complesso mettere in moto un motore con 21 marce diverse. È stato cioè necessario avviare un confronto per raccordare, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista organizzativo, l’attività dei 21 sistemi regionali dei servizi per l’impiego. Qualcosa di simile era già stato fatto con Garanzia Giovani. Si tratta di un cambiamento di approccio non indifferente, che per dare risultati ottimali ha bisogno di tempo e ascolto reciproco».

Per l’avvio della sperimentazione sono state previste diverse deroghe alla disciplina dell’assegno, che non sembrano dare risultati incoraggianti in termini di ricollocazione, non crede?

È evidente che il numero di persone che finora si sono rivolte ai centri per l’impiego o alle agenzie accreditate per ricevere l’assegno ed essere quindi inserite nel percorso di ricollocazione è ancora basso. Parlare di flop è però davvero prematuro, siamo in fase di assestamento. Vista la platea limitata di potenziali beneficiari, si è ritenuto per ora di non dare piena attuazione a quel principio di condizionalità che vincola l’erogazione del sussidio di disoccupazione all’inserimento nel percorso di ricollocazione. Ora, sia in Conferenza delle Regioni, sia nel cda dell’Anpal, dovremmo verificare ciò che non ha funzionato, per proporre correttivi e modalità diverse per mandare a regime lamisura».

Su cosa crede si dovrebbe concentrare il confronto tra Anpal, Stato e Regioni?

«Oltre al confronto sull’assegno, il prossimo grande banco di prova per l’Anpal sarà il consolidamento dei centri per l’impiego, rimasti di fatto sospesi nel processo di attuazione della legge Del Rio. Bisogna superare la fase transitoria e definire il loro assetto definitivo.Altro tema fondamentale sarà l’attuazione dell’articolo 2 del decreto 150/2015 che prevede che i lministero del Lavoro, d’intesa con le Regioni e le Province autonome, individui le linee di indirizzo triennali e i livelli essenziali in materia di politiche attive che dovranno essere garantiti sul territorio nazionale. La messa in atto di queste linee di indirizzo sarà forse la principale sfida che l’Anpal, insieme alle Regioni, sarà chiamata ad
affrontare nei prossimi mesi».
BEATRICE CORRADI