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Per la prima volta abbiamo a che fare con una manovra espansiva. Oltre all’abolizione della Tasi sulla prima casa, all’aumento della “no tax area” per le pensioni più basse, al pacchetto sicurezza e agli investimenti su periferie urbane, edilizia scolastica (480 milioni che gli enti locali potranno tenere fuori dal patto di stabilità) e consumi culturali, la Legge di stabilità contiene importanti investimenti per il sociale. La manovra prevede, infatti, di destinare risorse stabili alla definizione del piano nazionale di lotta alla povertà: 600 milioni nel 2016 e un miliardo nel 2017. Sul fronte del lavoro, vengono prorogati gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni, anche se al 40 per cento e con durata biennale. Mentre segnali importanti arrivano al mondo dell’istruzione con i 55 milioni in più stanziati per le borse di studio, il piano di assunzioni nelle università, le misure specifiche a sostegno della ricerca e i fondi per sostenere le famiglie bisognose nell’acquisto dei libri di testo.

La manovra, infine, prosegue  nella difficile e delicata operazione di riduzione della spesa pubblica. In due anni la spesa corrente è scesa di venti miliardi, sei dei quali nell’attuale legge di stabilità. Nonostante questi tratti espansivi, la manovra rispetta i parametri di rigore che arrivano dall’Unione Europea. Il debito pubblico diminuisce per la prima volta dal 2007 e il deficit si ferma al 2,4%, ben al di sotto della soglia del 3%. Vincoli che condizionano, in parte, la possibilità di fare scelte politiche. Per questo le decisioni prese sono ancora più importanti.