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Nessuna riflessione fondata sulla sussidiarietà non può non considerare il suo fondamento sociale. Nei documenti di “L’obbedienza non è più una virtù” un illuminato Don Milani dice che è necessario “avere il coraggio di dire ai giovani (…) che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”. Ciò sta ad indicare con semplice ed efficace chiarezza la portata del principio di sussidiarietà, che si propone che la persona possa e debba essere responsabile del suo sviluppo e della sua promozione. Tale principio deriva dal considerare l’essenza costitutivamente sociale dell’uomo. I principi che regolano la pro socialità umana per concorrere al bene comune sono essenzialmente due: la solidarietà e la sussidiarietà. La solidarietà, interroga e chiama la società a costituire, promuovere e sostenere una rete di collaborazione orientata alla promozione ed allo sviluppo della persona. Strettamente connesso alla solidarietà si pone il principio della sussidiarietà che concorre alla promozione della persona, mettendone al centro la libertà, l’autonomia nelle declinazioni sociali che quest’ultima decide essere buone per sé. Dunque, se il principio di solidarietà definisce l’aiuto che il singolo o le associazioni di persone devono avere, la sussidiarietà indica la strada delle modalità con cui questo aiuto va dato. Non limitando, ma piuttosto espandendo il concetto di autonomia e la capacità di dare risposta al bisogno, sia esso singolo o collettivo.

Il principio di sussidiarietà dunque determina che una società di ordine gerarchico superiore non privi delle competenze una società di livello inferiore, ma risponda, in caso di necessità, e la aiuti a rendere la sua azione coerente e coordinata con le altre, nell’orizzonte del già richiamato Bene comune. Secondo questo principio, dunque, lo stato, le regioni, gli enti locali devono offrire un aiuto all’ autonomia, alla possibilità di espressione e sviluppo, di autonoma risposta ai bisogni.

Il principio di sussidiarietà è entrato nel nostro ordinamento nel 2001, con l’approvazione di un’importante modifica del Titolo V della seconda parte della Costituzione e l’introduzione fra i principi costituzionali della sussidiarietà verticale e della sussidiarietà orizzontale.

La sussidiarietà e l’Istituzione scolastica

Al fine di chiarire lo status sociale della istituzione scolastica, è bene riferirsi a due richiami importanti che provengono dalla nostra Costituzione. Tale operazione ci consente di riconoscere come la sussidiarietà sia ben lontana da essere un principio astratto, ma richiama a modalità concrete per rendere operativo uno dei principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale (art. 3 comma 2°): Nel documento si legge “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Il secondo riferimento è ad un altro principio fondamentale del dettato costituzionale (art. 2): “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Pertanto, i diritti delle formazioni sociali sono “paritari” a quelli del cittadino, se ed in quanto nelle prime si svolge la personalità del cittadino stesso”. Appare chiaro dunque che alle formazioni sociali è riconosciuta una dignità che, purtroppo ancora oggi non si riconosce nelle declinazioni del quadro legislativo, ma che tuttavia permette di annoverare la scuola tra le più importanti formazioni sociali in cui si forma la personalità e la crescita culturale e morale del cittadino. La scuola è promotrice e garante dei diritti inviolabili ed è compito delle Istituzioni, eliminare ogni forma di ostacoli che ne limitino o impediscano il pieno sviluppo. Il compito che potremmo riconoscere al principio di sussidiarietà è di ridare significato e sostanza ai servizi per il bene comune che sono attribuzioni proprie dello Stato, delle regioni e degli enti locali. L’amministrazione pubblica rappresenta una delle condizioni di fattibilità essenziali attraverso le quali Stato e le autonomie locali riescono a svolgere le proprie funzioni di tutela. Non adottare e non applicare il principio di sussidiarietà nell’amministrazione conduce inevitabilmente ad una diffusa deresponsabilizzazione della società, portando velocemente alla perdita di energie umane e l’aumento esponenziale di apparati pubblici, ingessati in logiche burocratiche che allontanano la possibilità  di servire gli utenti, con evidente e inevitabile crescita delle spese Le nuove possibilità introdotte dalle integrazioni al Titolo V della Costituzione, consentono all’ amministrazione pubblica  di attuare una profonda rivisitazione delle proprie logiche interne e dei compiti ad essa affidati. Il principio di sussidiarietà cambia radicalmente il rapporto che intercorre fra amministrazione, da un lato, e cittadini e loro formazioni sociali, dall’altro. Viene così superata l’impostazione vetusta del diritto pubblico che amministrava i cittadini visti come soggetto terzo, estraneo, quando non contro-parte o, peggio, “succube” della amministrazione pubblica. Secondo il principio di sussidiarietà il cittadino assume il ruolo di partner dell’amministrazione, che è chiamata a incontrare, ascoltare, promuovere la collaborazione virtuosa per il bene comune. Del resto, Aristotele ci ricorda che dobbiamo considerare “beni” i fini che l’uomo persegue nel suo agire, tra i quali il fine più alto è la costruzione della polis, la città, e dunque, il bene comune. La vera sussidiarietà nell’amministrazione pubblica diventa dunque strumento per permettere il superamento dello vuoto che spesso troviamo fra “vita delle istituzioni” e “vita dei cittadini”, riannodando i fili realizzando così uno “Stato che si è fatto società civile”. In conclusione, ai fini del bene comune, il principio di sussidiarietà occorre diventi fondativo delle regole d’organizzazione della scuola, dei servizi al cittadino. E’ questo un compito di rinnovamento cui sono chiamati tutti i soggetti che occorre sia sostenuto dalla comunità sociale ed istituzionale, in uno continuo e virtuoso sforzo di confronto democratico franco ed intellettualmente onesto fra le differenti aree culturali del paese.

N.B: Nell’ordinamento italiano, si distingue una sussidiarietà verticale, che è il criterio di allocazione delle competenze fra livelli di governo differenti e mira ad attribuire la generalità delle competenze e delle funzioni alle autorità territorialmente più vicine ai cittadini; e una sussidiarietà orizzontale, che contempla la suddivisione dei compiti fra le pubbliche amministrazioni e i soggetti privati.Il principio di sussidiarietà verticale è stabilito anche dall’art. 5 del Trattato della Comunità europea: “Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene […], soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono, dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario”.

(Fonte Dizionario Giuridico)