“La Regione Piemonte ha identificato tutti gli aspetti chiave relativi alla definizione di un sistema di successo di validazione delle competenze, in grado di rispondere ai bisogni di tutti i potenziali utenti”.

Con questa motivazione la giuria della Biennale della validazione delle competenze, una competizione internazionale che si è svolta il 7 e 8 maggio scorso a Berlino, ha assegnato il primo premio (nella categoria “Policy”) alla Regione Piemonte per le “Linee Guida sulla validazione delle competenze acquisite in contesti non formali e informali”. Composta da rappresentanti di Unesco, Commissione europea, Cedefop (Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale) e altri esperti nel settore della formazione permanente, la giuria della Biennale ha scelto il Piemonte tra 36 candidature provenienti da 20 Paesi del mondo, in base a criteri quali l’innovazione, la sostenibilità, la trasferibilità e l’impatto delle politichE.

Con una tradizione ventennale nei processi di riconoscimento delle competenze maturate sui banchi di scuola, nei luoghi di lavoro o nel tempo libero, la Regione Piemonte ha “istituzionalizzato” questa esperienza nel 2016 dando la possibilità agli operatori dei servizi per il lavoro, l’orientamento e la formazione, accreditati dalla Regione stessa, di fornire servizi gratuiti di individuazione, validazione e certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali (nel servizio civile e volontariato, ad esempio) e informali (nella vita lavorativa, familiare e sociale). 67, ad oggi, gli enti autorizzati a questi servizi, che permettono, ad esempio, alle persone disoccupate con una significativa esperienza lavorativa di vedere riconosciute le loro competenze grazie a un certificato di qualifica professionale, utile per ricollocarsi nel mercato del lavoro o accedere a un percorso formativo con il riconoscimento dei crediti.

Questo premio rappresenta un riconoscimento importante non solo del lavoro svolto dalla struttura regionale, ma anche dell’intero sistema della formazione professionale e dei servizi per il lavoro che, grazie a un metodo partecipato, hanno contribuito attivamente alla definizione delle linee guida. L’auspicio è che quello piemontese possa rappresentare un modello anche per altre regioni o Paesi, privi di un sistema di certificazione delle competenze.