Uno sportello lavoro all’interno degli istituti penitenziari piemontesi: nascerà prossimamente grazie all’intesa di durata triennale firmata dalla Regione Piemonte, insieme al Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria per il Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e all’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte. L’obiettivo del protocollo è favorire, nel momento in cui si avvicina il termine della pena, il reinserimento lavorativo e sociale delle persone detenute grazie a interventi di politica attiva del lavoro offerti all’interno del carcere stesso.

Gli sportelli saranno gestiti da operatori dei servizi accreditati al lavoro selezionati dalla Regione attraverso un bando di imminente pubblicazione e daranno la possibilità alle persone sottoposte a provvedimenti definitivi dell’autorità giudiziaria, con fine pena prevista entro quattro anni e in stato di disoccupazione, di partecipare ad attività di orientamento; accompagnamento al lavoro all’interno e all’esterno dell’istituto penitenziario, anche in accordo con i servizi socio-assistenziali; identificazione e validazione delle competenze precedentemente acquisiste; incrocio domanda-offerta di lavoro e tutoraggio finalizzato all’inserimento in tirocinio. Alle politiche attive, inoltre, potranno affiancarsi interventi socio-educativi, di mediazione linguistica e culturale o laboratori e seminari formativi, ad esempio in materia di cittadinanza attiva.

A copertura dei costi delle attività e dell’indennità dei tirocini, la Regione Piemonte ha previsto uno stanziamento iniziale, grazie a risorse provenienti dal Fondo sociale europeo, di 3 milioni di euro, che consentiranno di rivolgersi a una platea potenziale di circa 2300 persone (tanti sono i detenuti a meno di 4 anni dal fine pena in Piemonte).

L’intesa che firmiamo oggi – ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino – si propone di contribuire a superare le difficoltà che ostacolano il pieno esercizio dei diritti da parte delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, dando attuazione al principio, sancito dalla Costituzione, ma troppo spesso disatteso, della finalità rieducativa della pena. Proseguendo la storica collaborazione tra Regione, Province piemontesi, amministrazione penitenziaria e singole direzioni degli istituti di pena, con lo sportello lavoro intendiamo quindi offrire ai detenuti un sostegno concreto per riconquistare la propria autonomia”.

Con la firma di oggi – ha aggiunto l’assessora al Lavoro della Regione Piemonte Gianna Pentenero – intendiamo aumentare le opportunità delle persone in uscita dal carcere di trovare occupazione, offrendo servizi specialistici e favorendo lo sviluppo di competenze propedeutiche all’avviamento lavorativo. L’intesa, di cui sono molto soddisfatta, consente di mettere in campo strumenti aggiuntivi rispetto a quelli che abbiamo già previsto, come il buono servizi rivolto a soggetti svantaggiati, tra cui rientrano ex detenuti e persone a non più di sei mesi dalla fine pena, o i cantieri di lavoro che possono essere attivati dagli enti locali”.

La sottoscrizione di questo Protocollo – ha spiegato il provveditore dell’Amministrazione penitenziaria per il Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta Liberato Guerriero, – si situa innanzi tutto nell’alveo del dettato costituzionale, così come declinato nell’art. 3 ‘[…] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’. Il Protocollo è stato formulato e siglato anche nel contesto del valore che l’Amministrazione penitenziaria sta conferendo agli accordi propedeutici all’inclusione lavorativa della popolazione detenuta”.

Questo protocollo – ha dichiarato il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte Bruno Mellano – è l’opportuna e necessaria base per una nuova ed efficace presa in carico della complessa tematica del lavoro nell’esecuzione penale. Uno “sportello lavoro” in ogni istituto penitenziario piemontese è la premessa e la promessa di politiche attive del lavoro che, mettendo a sistema gli interventi pubblici e privati, nazionali o locali, diano sostanza alla previsione costituzionale dell’articolo 27, comma 3: ‘Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’”.