Il Piemonte è stata, come noto,  la regione del Nord maggiormente colpita dalla crisi, che tra il 2009 e il 2015 ha interessato oltre 2.000 imprese e 53mila lavoratori del settore industriale in procedure di licenziamento collettivo. La disoccupazione, come ha spiegato l’assessora al Lavoro della Regione, Gianna Pentenero, nel suo intervento in aula,  ha toccato il suo picco nel 2014, con 225 mila disoccupati, per poi ridursi gradualmente per arrivare a circa 180 mila disoccupati nel primi nove mesi del 2017. Sul fronte dell’occupazione, invece, dopo il minimo del 2013, i livelli sono tornati progressivamente a crescere, pur senza recuperare i livelli pre-crisi. Tra gli effetti di quest’ultima, si riscontra l’uscita di manodopera a bassa qualifica, con età media sopra i 50 anni, difficilmente riassorbibile. I disoccupati in questa fascia di età sono saliti dal 2008 al 2016 da 11.000 a 32.000 unità.

“Per far fronte a questa situazione – ha spiegato Pentenero –, la Regione Piemonte ha messo in campo un insieme articolato di misure, finanziate principalmente con risorse del Fondo sociale europeo per circa 150 milioni di euro, che si propongono proprio di sostenere l’occupabilità delle persone fuoriuscite dal sistema produttivo. Si tratta di interventi volti a favorire il reinserimento sociale e lavorativo di disoccupati o soggetti in condizione di particolare svantaggio, grazie a percorsi di accompagnamento al lavoro, occasioni di incontro domanda/offerta, servizi di orientamento e tutoraggio. Il principale strumento di queste politiche, il Buono Servizi al Lavoro nella sue varie articolazioni (rivolto a disoccupati, persone in condizione di particolare svantaggio e disabili) ha permesso, dalla fine del 2016 ad oggi, la presa in carico di oltre 15 mila persone, di cui circa 10.300 disoccupati di lungo periodo. Il 52% di questi ultimi ha avuto, grazie ai servizi gratuiti finanziati dalla Regione, almeno un avviamento al lavoro, il 14% dei quali, con l’esclusione dei tirocini, di durata superiore a tre mesi.

A inizio 2018 inoltre, la Regione aprirà due bandi rivolti agli enti pubblici, principalmente Comuni e Unioni di Comuni, interessati ad attivare i “cantieri di lavoro”, che prevedono l’inserimento temporaneo in attività di servizio pubblico di disoccupati dai 45 anni in su in condizione di difficoltà, oppure di persone sottoposte a misure restrittive della libertà, favorendone il reinserimento sociale e lavorativo. Con il Ministero del Lavoro, la Regione sta inoltre lavorando alla realizzazione di una versione dei cantieri di lavoro finalizzata all’accompagnamento alla pensione dei disoccupati over 60enni  per cui è previsto per il Piemonte uno stanziamento di circa 8 milioni di euro, grazie a una specifica convenzione con ANPAL, Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro e INPS.

Per contrastare, invece, in modo particolare la disoccupazione giovanile, la Regione ha deciso di scommettere sull’integrazione tra scuola e lavoro, grazie ad esempio alla sperimentazione del sistema duale nella formazione professionale, che quest’anno coinvolge 1500 giovani in percorsi di alternanza scuola-lavoro e promuovendo il contratto di apprendistato duale, che consente ai giovani di essere assunti con contratto di apprendistato e al tempo stesso conseguire un titolo di studio. Novità di quest’anno è l’apprendistato nella scuola superiore, che offre ai giovani una modalità innovativa di ingresso nel mondo del lavoro e alle imprese la possibilità di vedere soddisfatte le proprie esigenze formative. Sono già una quarantina, in pochi mesi, i contratti attivati

L’assessore Pentenero ha poi fatto il punto sullo stato di avanzamento della spesa del Fondo sociale europeo, con cui vengono finanziate gran parte delle politiche occupazionali e della formazione. Il Piemonte, è stato ricordato in aula, è la prima regione in Italia in termini di spesa certificata, a tre anni dalla partenza del programma operativo regionale. Grazie al Fse sono stati infatti movimentati oltre 500 milioni di euro, circa il  58% della dotazione complessiva, ammettendo  a finanziamento più di 1700 operazioni, che hanno coinvolto 155.000 partecipanti, in gran parte persone inattive, studenti, giovani e con istruzione medio-bassa. Gran parte degli impegni finanziari è stata volta proprio a contrastare la disoccupazione e sostenere l’occupazione giovanile, attraverso, ad esempio, le politiche attive del lavoro e le direttive della formazione professionale.

Abbiamo previsto un investimento – ha spiegato nelle sue conclusioni Pentenero – di circa 150 milioni per  nuovi strumenti di politica attiva del lavoro, con misure in continuità con il passato, se si tratta di esperienze positive, come il programma Mip-Mettersi in Proprio, che oggi ha un’articolazione molto più complessa sul territorio regionale e da giugno ad oggi  ha già permesso la creazione di 30 nuove imprese”. Infine, in merito al servizi per l’impiego, l’assessora ha spiegato che: “Nessuno ha in mente di dar luogo a una contrapposizione tra il sistema pubblico, rappresentato dai centri per l’impiego, e gli enti accreditati. La Regione, al contrario, ha creato una rete integrata di servizi per il lavoro, all’interno della quale i centri per l’impiego rappresentano un punto di riferimento in tutti i territori. Intendiamo proseguire  – ha concluso Pentenero – nel percorso di assestamento dei centri per l’impiego, da una parte tutelando i lavoratori, dall’altra potenziando i servizi. Proprio per far funzionare i servizi, stiamo individuando il miglior modello organizzativo possibile, dopo anni di incertezza dovuti al quadro normativo nazionale, fermo restando che nessuno intende mettere in dubbio la natura pubblica dei centri per l’impiego”.